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Ciao Dolly: la donna dietro il mito, la musica e l'icona che ha conquistato il mondo

 Ieri il mondo dello spettacolo e della musica ha perso una delle sue stelle più iconiche e rivoluzionarie: Dolly Parton ci ha lasciati all'età di 80 anni.

Chi frequenta questo blog sa bene che, quando scompare un personaggio che ho stimato o verso il quale ho sempre nutrito una profonda curiosità, mi piace ritagliarmi un momento per celebrarlo (a modo mio). Dolly Parton non era semplicemente una grande cantante country: era un fenomeno culturale unico, una mente brillante, un'attrice strabiliante e un'icona di moda, stile e anche… generosità.

Oggi voglio ricordarla ripercorrendo la sua straordinaria storia, tra riscatto sociale, rivoluzione femminile, curiosità sulla sua vita privata e quel legame speciale che l'ha unita anche alla nostra generazione. Ci tengo sempre a precisare che questo articolo nasce da un insieme di ricerche, e dalla visione di un documentario su RaiPlay visto proprio ieri notte. Non riuscivo a dormire, il caldo mi ha stremata, e così ho pensato di fare qualcosa di produttivo.

Dalla capanna nel Tennessee al sogno di Nashville

La storia di Dolly Parton sembra scritta per un film. Nata nel 1946 in una zona rurale del Tennessee, è cresciuta in una povertà estrema in una capanna di legno sulle Great Smoky Mountains, quarta di ben dodici figli (anche se alcune fonti dicono essere la sesta). Si racconta persino che suo padre pagò il medico che la fece nascere con un semplice sacco di farina di mais.

È proprio da questa infanzia fatta di stenti, ma ricca di amore, che nascerà uno dei suoi brani più celebri: Coat of Many Colors. La canzone racconta di un cappottino che sua madre le aveva cucito unendo dei vecchi stracci colorati; Dolly lo indossava a scuola con orgoglio, anche se gli altri bambini la prendevano in giro. Quella forza d'animo non l'ha mai abbandonata.

Il giorno dopo essersi diplomata, nel 1964, Dolly ha fatto le valigie ed è partita per Nashville. Ma perché proprio Nashville? Mi sono chiesta. Perché beh, non è la prima che ha scelto Nashville come trampolino di lancio, la risposta l’ho trovata: perché Nashville è da sempre "Music City", il “Vaticano” del country, l'unico posto al mondo dove un'artista con una chitarra in mano e un sogno in tasca poteva trovare le etichette di Music Row e trasformarsi in una stella mondiale.

Dolly Parton ha segnato la storia della musica: oltre 100 milioni di dischi venduti e brani eterni. Ma quello che lascia a bocca aperta è la sua penna. Dolly è stata un’autrice di brani meravigliosi.

C'è un aneddoto incredibile sulla sua carriera: durante una sola sessione di scrittura negli anni '70, Dolly scrisse nello stesso momento due tra le canzoni più famose della storia:

  1. Jolene, il tormentone iconico sul timore di perdere l'uomo amato.

  2. I Will Always Love You, nata come commovente addio professionale al suo mentore Porter Wagoner quando scelse di camminare da sola, e resa decenni dopo un successo globale da Whitney Houston.

Di Dolly si dice che fosse una rivoluzionaria in tempi non sospetti… e lo è stata davvero

Dietro le parrucche bionde cotonate, il trucco marcato e gli abiti sgargianti, Dolly Parton nascondeva una delle menti d'affari più lucide dello show business. In un'industria musicale negli anni '70 iper conservatrice e dominata da uomini, si impose con un polso di ferro.

Celebre è il suo "NO" a Elvis Presley: Elvis voleva incidere una cover di I Will Always Love You, ma il suo manager (il famoso e spietato Colonnello) pretendeva il 50% dei diritti d'autore della canzone. Tutti le dissero di accettare, ma Dolly, giovanissima, rifiutò per proteggere la propria indipendenza finanziaria e intellettuale. Ne soffrì molto, si dice che pianse per giorni, ma non sarebbe tornata indietro. E non lo fece.

Se recuperate le sue vecchie interviste su YouTube (come quelle storiche con Barbara Walters o Johnny Carson), vedrete conduttori maschi che cercavano continuamente di sessualizzarla o farla passare per una "svampita". Dolly li disarmava sempre con un'ironia e un'intelligenza pungenti: "So bene come mi vesto. Sembro una svampita, ma dentro sono un'affarista spietata". Ha cantato l'emancipazione femminile con brani come Dumb Blonde (1967) e 9 to 5 (1980), ed è stata un'alleata storica e coraggiosa della comunità LGBTQ+ quando nel mondo country era un argomento tabù.


Non solo musica: la stella del cinema

Dolly non è stata solo una regina della discografia, ma anche un'attrice di enorme successo Hollywoodiano negli anni '80. Ricordiamo il suo debutto scoppiettante nella commedia cult Dalle 9 alle 5... orario continuato (1980) al fianco di Jane Fonda, o il suo ruolo indimenticabile in Fiori d'acciaio (1989), dove interpretava Truvy, la solare proprietaria del salone di bellezza. Tra l’altro, mi è venuta una voglia assurda di riguardare Fiori d’acciaio adesso.

Il ricordo per la nostra generazione: da Disney Channel a Taylor Swift

Per chi è della mia generazione (classe '96, a cavallo tra Millennials e Gen Z), il primissimo incontro con Dolly Parton è arrivato attraverso Disney Channel!

Chi è cresciuto con Hannah Montana la ricorderà nei panni della spumeggiante "Zia Dolly", la madrina di Miley. Quel ruolo non era pura finzione: nella vita reale, Dolly Parton era davvero la madrina di Miley Cyrus, legata da un'amicizia profonda a suo padre Billy Ray Cyrus, famoso cantante country.

Ed è impossibile non notare come la parabola di Dolly abbia spianato la strada a un'altra superstar della nostra epoca: Taylor Swift. Entrambe si sono trasferite giovanissime a Nashville, entrambe hanno rivoluzionato il country scrivendo le proprie canzoni, entrambe sono passate al pop mantenendo la proprietà della propria musica e un legame viscerale d'empatia con i fan.

Il "Personaggio" vs La "Persona": il segreto della sua vita privata

Un altro aspetto affascinante della sua vita (anzi, forse, uno dei più affascinanti) riguarda la gestione della privacy. Quel look esagerato, definito da qualcuno da "drag queen" è stato per lei la miglior armatura del mondo. Senza parrucca, struccata e vestita con abiti semplici, Dolly passeggiava tranquillamente per strada: i paparazzi non la riconoscevano mai. A quanto pare, non era nemmeno bionda. Il suo stile esagerato è stata una scelta, una scelta che però, adottava solo davanti ai riflettori. Si dice che nella vita di tutti i giorni, nessuno sapesse che aspetto avesse, ecco perché ha vissuto lontana dai paparazzi.

Inoltre, nel 1966 ha sposato Carl Dean, un uomo schivo lontanissimo dai riflettori. È stata sposata con lui per quasi 60 anni, proteggendo la sua vita privata con le unghie e dimostrando che si può essere una diva globale mantenendo la propria intimità al riparo dal gossip. Con Carl non ha mai avuto figli, ma non si conoscono le ragioni (come è giusto che sia) anche se a quanto pare, Dolly conviveva con l'endometriosi e ha subito un'isterectomia parziale quando era molto giovane. Carl è venuto a mancare a marzo dello scorso anno.

Ha vissuto per decenni insieme al marito Carl Dean in una tenuta molto riservata a Brentwood (una zona tranquilla e verde appena fuori Nashville), preferendo la pace della campagna del Tennessee alla vita patinata di Hollywood o New York.

Dolly Parton non ha mai dimenticato le sue origini. Con la sua fondazione Imagination Library, ha regalato oltre 200 milioni di libri ai bambini di tutto il mondo per combattere l'analfabetismo. Questo progetto è bellissimo. Leggete di cosa si tratta:

Fondata nella sua contea natale, la Sevier County (nel Tennessee rurale). Voleva fare un regalo alla sua terra d'origine e a suo padre, che non aveva mai imparato a leggere e scrivere.

  • Come funziona: Ogni bambino iscritto al programma riceve un libro al mese spedito direttamente a casa a suo nome, dal momento in cui nasce fino ai 5 anni d'età (quindi ben 60 libri gratuiti in totale).

  • Dalla provincia al mondo: Nata nel 1995 come una piccola iniziativa locale per i bambini delle sue montagne, il successo è stato così travolgente che l'iniziativa si è allargata a tutto lo stato del Tennessee, poi a tutti gli Stati Uniti e infine in Canada, Regno Unito, Irlanda e Australia, superando la quota di 200 milioni di libri donati.

Durante il Covid, ha donato 1 milione di dollari per finanziare la ricerca sul vaccino Moderna.

Dolly è stata il collante di un'America divisa: ha praticato la gentilezza, l'inclusione e il femminismo nei fatti, senza mai schierarsi in modo divisivo o sbandierare etichette.

Buon viaggio, Dolly. We will always love you. ❤️



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