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Ossessione, non romanticismo: difendere un adattamento

Ho visto Wuthering Heights scegliendo consapevolmente di separarlo dal romanzo. Sì, il pensiero automatico  “questa cosa è diversa dal romanzo” c’è stato. È inevitabile quando si conosce bene Cime tempestose . Ma sapevo fin dall’inizio che non avrei assistito a una trasposizione fedele, bensì a una rivisitazione. Ed è proprio per questo che non ho compreso l’accanimento nei confronti della pellicola e della regista. Dov’è finita la libertà artistica che tanto si decanta quando conviene? Il film non è mai stato venduto come adattamento filologico del capolavoro della Brontë. Le polemiche mi sono sembrate, e continuano a sembrarmi, inutili e sterili. Anche perché parliamoci chiaro, il romanzo è lì (e per fortuna) non ce lo toccherà mai nessuno. Non è la prima reinterpretazione nella storia del cinema, e certamente non sarà l’ultima. Dal punto di vista visivo, il film è un capolavoro. Un’esperienza per gli occhi. I colori, i costumi, i piani sequenza, la geometria e l’asimmetria d...
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Jeanne Caròla Francesconi: la custode silenziosa della cucina napoletana

 Ci sono nomi che restano ai margini del grande racconto popolare, eppure senza i quali una tradizione rischierebbe di perdersi. Jeanne Caròla Francesconi è uno di questi. Ne ho sentito parlare quasi per caso, durante È sempre mezzogiorno , grazie ad Angela Frenda , e come spesso accade con le scoperte più belle, da una citazione è nata una curiosità, e da quella curiosità il desiderio di andare più a fondo. Chi era davvero Jeanne Caròla Francesconi? E perché il suo nome continua a tornare ogni volta che si parla di vera cucina napoletana ? Una donna, prima ancora che una cuoca Jeanne Caròla Francesconi non era una chef nel senso moderno del termine. Non cercava riflettori, non costruiva personaggi, non trasformava la cucina in spettacolo. Era, prima di tutto, una donna colta , attenta, osservatrice, profondamente legata alla cultura gastronomica di Napoli e della sua borghesia. La sua forza sta proprio qui: nell’aver capito che la cucina non è solo tecnica, ma testimonianza ....

Stranger Things: lasciar andare le cose belle

Ieri si è conclusa l’era di Stranger Things . Scriverlo fa uno strano effetto: come quando chiudi una porta sapendo che dietro non c’è più una stanza da esplorare, ma un luogo che continuerà a vivere solo nei ricordi. Dieci anni non sono pochi, soprattutto quando una serie smette quasi subito di essere “solo” una serie. Ho salutato Stranger Things con quella miscela di amarezza e gioia che si riserva alle cose belle: la gratitudine per ciò che è stato e la malinconia per ciò che non tornerà. Ed è forse questo il segno più evidente di quanto abbia contato per me. Non mi interessa dire che Stranger Things mi abbia cambiato la vita. Sarebbe esagerato, e anche un po’ ingiusto verso tutto il resto. Ma è stata molto più di un semplice prodotto di intrattenimento. È stata una compagnia silenziosa, un riferimento, un racconto capace di crescere insieme al suo pubblico. Ho iniziato a guardarla in un certo momento della mia vita - non andavo ancora all'università, aiuto - e l’ho lasciata a...

Emily Brontë, Cime tempestose e il legame invisibile tra sorelle

 Il 19 dicembre 1848 , a Haworth, nello Yorkshire, moriva Emily Brontë. Aveva solo trent’anni. Non era una figura pubblica, non cercava il successo, non amava la mondanità. Eppure, con un solo romanzo, avrebbe lasciato un segno indelebile nella letteratura mondiale. Ricordare Emily Brontë in questa data non significa soltanto commemorare una morte precoce, ma interrogarsi su un paradosso affascinante: come una donna così riservata abbia potuto scrivere una delle storie più violente, appassionate e disturbanti dell’Ottocento . Emily era la seconda delle tre sorelle Brontë sopravvissute all’infanzia: Charlotte, Emily e Anne. Di tutte, era la più schiva. Preferiva la compagnia della brughiera , degli animali, del vento che attraversava i campi attorno alla canonica di Haworth. La società le stava stretta, le conversazioni mondane la infastidivano, e persino il successo letterario — che pure arrivò, seppur tardi — non sembrava interessarle. Charlotte stessa la descrisse come una cr...

Jane Austen: una rivoluzione gentile

Il 16 dicembre nasceva Jane Austen, e a distanza di oltre due secoli le sue parole continuano a essere vive, lette, amate. Non solo come grandi classici della letteratura, ma come fonte di ispirazione, soprattutto per le donne che scrivono. Jane Austen non temeva di essere nazionale e popolare . Non scriveva per pochi, non alzava muri tra sé e i lettori. Scriveva di ciò che conosceva: relazioni, sentimenti, dinamiche familiari, desideri e aspettative. Scriveva d’amore, senza vergogna. E forse è proprio questo il suo gesto più rivoluzionario. In un’epoca in cui parlare d’amore poteva sembrare frivolo, Austen lo faceva con intelligenza e ironia. Nei suoi romanzi l’amore non è mai cieco o ingenuo: è un percorso di crescita, di consapevolezza, di confronto. Le sue protagoniste sbagliano, cambiano idea, imparano a conoscersi. E soprattutto scelgono. Jane Austen quasi scherzava sull’amore, lo osservava con uno sguardo brillante, talvolta spietato, sempre profondamente umano. Dietro i lieto f...

Addio, Sophie Kinsella. La scrittrice che ha cambiato la mia idea di felicità, di scrittura, di vita imperfetta.

Ci sono autrici che ti accompagnano. E poi ci sono autrici che ti cambiano.  Prima di essere un'icona della chick-lit, Sophie Kinsella era Madeleine: una donna con sogni, paure, risate contagiose e una sensibilità fuori dal comune. Scriveva per capire la vita, per alleggerirla, per darle un ritmo più dolce. È stata madre, moglie, amica, e poi autrice, ma soprattutto una compagna silenziosa per chi, come me, l’ha letta durante i passaggi importanti della vita. La sua penna ha sempre avuto qualcosa di familiare: sembrava di ascoltare una persona che ti conosceva davvero. E forse è per questo che oggi fa così male salutarla. Perché non se ne va solo una scrittrice, ma una presenza che ci faceva sentire meno soli. Per me, Sophie Kinsella è stata una presenza silenziosa ma fondamentale, una voce che mi ha insegnato che la leggerezza può essere profondissima e che si può raccontare la vita reale anche mentre si ride. La notizia della sua scomparsa mi ha colpita come una fitta, come qu...

Frankenstein secondo Guillermo del Toro: tra il romanzo di Mary Shelley e la favola gotica moderna

Alzi la mano chi non si è mai sentito un po’ fuori posto. Solo. Incompreso. Dai, succede a tutti almeno una volta. E quando capita, ci sono storie che ti fanno sentire meno strano, meno “sbagliato”. Libri, film, personaggi che sembrano guardarti dritto dentro e dirti: “Ehi, ti vedo. Ti capisco.” Per me, l’ultimo a farlo è stato Frankenstein di Guillermo del Toro . Del Toro prende il romanzo di Mary Shelley – già potentissimo di suo – e lo trasforma in qualcosa che ti resta addosso. Una favola gotica che parla di solitudine, di fragilità, di quel bisogno enorme che tutti abbiamo: essere accettati. E lo fa con una delicatezza che, sinceramente, mi ha lasciata senza parole. La cosa incredibile è quanto questa storia, scritta due secoli fa, sia ancora attualissima . Quando Mary Shelley ha creato il suo Frankenstein, non ha inventato solo un mostro: ha creato un’anima. Un essere che, sotto tutta quella “mostruosità”, desidera solo essere amato. E ditemi se non è terribilmente contemporan...