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Perché non stiamo tutti parlando di Rivals? Il trionfo pop di Jilly Cooper che merita il vostro binge watching

Se scorrendo i social non vedete ancora i feed invasi dalle giacche con le spalline di Rivals , significa che c'è un problema. Perché questa non è solo una serie: è un'ossessione, un fenomeno culturale che in Italia stiamo ancora assurdamente sottovalutando... La serie TV del momento (ma non Italia, ahimè) ha riacceso i riflettori su un universo letterario pazzesco, selvaggio e irresistibile. Ma dietro i colletti alzati e i drammi dietro le quinte della TV commerciale anni '80 c'è una mente brillante: Jilly Cooper . Prendete una tazza di tè (o un gin tonic), perché oggi analizziamo questo fenomeno e scopriamo perché la sua autrice era avanti anni luce rispetto ai suoi tempi. Inutile girarci intorno: la serie TV è un capolavoro di intrattenimento caotico. Ambientata nel 1986 nella fittizia contea del Rutshire, mette in scena la guerra spietata tra il viscido magnate televisivo Tony Baddingham e l'arrogante ex campione di equitazione (nonché Ministro dello Sport) Rupe...
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Fannie Flagg: raccontare la libertà, tra cucina, comunità e coraggio

Ci sono autrici che si leggono, e poi ci sono autrici che si vivono, a 365°, con tutti i sensi... e  Fannie Flagg, per me, appartiene decisamente alla seconda categoria. Non è un caso se il nome del mio blog Pane Cose e Cappuccino nasce proprio da uno dei suoi romanzi: perché nei suoi libri c’è tutto quello che amo raccontare anch’io (senza però la sua iconicità):  Il cibo come linguaggio, le relazioni come casa, le storie come strumenti per capire (e magari cambiare) il mondo. Fannie Flagg Chi è Fannie Flagg? Prima di essere la romanziera straordinaria che conosciamo, Fannie Flagg (all'anagrafe Patricia Neal, nata in Alabama nel 1944) ha vissuto una vita eclettica e coraggiosa quanto quella dei suoi personaggi. Ha iniziato la sua carriera nel mondo dello spettacolo come attrice, comica e sceneggiatrice televisiva, facendosi notare in un ambiente all'epoca fortemente maschile. Ma il suo retroscena più toccante riguarda proprio la scrittura: Fannie Flagg ha avuto una dia...

Perché abbiamo ancora bisogno delle serie romance (e forse le nostre nonne lo avevano già capito)

Ho finito Off Campus e per qualche giorno mi sono sentita di nuovo adolescente. Non nel senso ingenuo del termine. Non perché improvvisamente io abbia dimenticato spese, lavoro, responsabilità o la fatica dell’essere adulti (purtroppo). Ma perché mi ha restituito una sensazione che pensavo di aver perso: l’immersione totale. Quella capacità di guardare qualcosa e sparire per qualche ora dal mondo reale. Di affezionarti a un gruppo di personaggi come se fossero amici tuoi. Di sentire lo stomaco stringersi per una scena romantica anche sapendo perfettamente come andrà a finire. E la verità è che negli ultimi tempi mi è successo più volte di quanto voglia ammettere: Con The Summer I Turned Pretty ho rivissuto quella malinconia estiva delle prime cotte che sembrano la fine del mondo. Con Heated Rivalry ho scoperto che evidentemente gli hockey player emotivamente repressi sono diventati il mio personale punto debole. E ora Off Campus è arrivata a completare il danno. A questo punto ...

Il diavolo veste Prada: il film che ha definito un immaginario pop (e il difficile peso di un sequel)

Ci sono film che appartengono a un’epoca e film che riescono a sopravvivere oltre ogni epoca. Il diavolo veste Prada rientra senza dubbio nella seconda categoria. Uscito nel 2006, non è stato soltanto un successo cinematografico: è diventato un fenomeno culturale, una fonte inesauribile di meme e citazioni e discussioni sul lavoro, sull’ambizione e sul prezzo del successo. Per questo motivo, tornare oggi in quell’universo con Il diavolo veste Prada 2 era inevitabilmente rischioso. E forse è proprio qui che nasce la mia difficoltà nel giudicare questo sequel senza sentire il peso enorme del primo film. Perché il primo Il diavolo veste Prada è diventato un cult Il primo film aveva qualcosa di speciale: riusciva a essere leggero e tagliente allo stesso tempo. Dietro gli abiti, le sfilate e le battute memorabili, c’era una riflessione lucidissima sul lavoro e sull’identità. Andy Sachs rappresentava la ragazza “normale” catapultata in un mondo elitario che inizialmente disprezza, ma che ...

Nancy Meyers, Nora Ephron e il valore sottovalutato della commedia

Nancy Meyers, Nora Ephron e il cinema che (fingiamo di) non prendere sul serio Perché nessuno parla mai seriamente di Nancy Meyers? O meglio: perché ne parliamo tutti, citiamo i suoi film, li riguardiamo ogni volta che passano in TV… ma poi, quando si tratta di “grandi autori”, improvvisamente sparisce dalla conversazione? È un po’ come dire che non hai rivisto L’amore non va in vacanza per la centesima volta: tecnicamente possibile, ma poco credibile. Nancy Meyers è, per molti versi, l’erede naturale di Nora Ephron. E sì, lo so: sembra una di quelle etichette facili che servono più a orientarci che a spiegare davvero qualcosa. Però funziona. Come Ephron, Meyers ha raccontato l’amore con intelligenza, ironia e una straordinaria capacità di osservazione. Nei suoi film le relazioni non sono mai solo il punto d’arrivo, ma un terreno complicato, pieno di esitazioni, tempi sbagliati e seconde possibilità. Basta pensare a Il padre della sposa : sulla carta è una commedia familiare, nella pr...

Bridgerton 4 - cronache semiserie di una stagione che mi ha scombussolata

 Cari gentili lettori… se si parla di Bridgerton non si può non iniziare così. Ho finito la quarta stagione e i miei pensieri sono tanti e ingarbugliati per stare tutti dentro ad un post per Instagram, così eccoci qua. Ho creato apposta questo spazio per blaterare senza sentirmi dire “ok ma riassumi”. Su Instagram comunque è uscita la versione breve, stile accorciabro. Qui no. Qui si soffre. State tutti bene dopo questa stagione? Avete superato la scena della vasca? No, ve lo chiedo seriamente, perché se avete un tutorial su come andare avanti con la propria vita dopo QUELLA scena, giratemelo. E comunque, parentesi personale: più passano gli anni (e aumentano le stagioni) più la voglia di provare l’ebbrezza di essere il diamante della stagione cresce in maniera imbarazzante. Io nel 1800 sarei stata scelta? No. Ma nella mia testa sì. Basta. Andiamo per ordine. È il turno di Benny Quarta stagione: entra ufficialmente in campo Benedict Bridgerton. Per gli amici: Benny. Benedet...

Ossessione, non romanticismo: difendere un adattamento

Ho visto Wuthering Heights scegliendo consapevolmente di separarlo dal romanzo. Sì, il pensiero automatico  “questa cosa è diversa dal romanzo” c’è stato. È inevitabile quando si conosce bene Cime tempestose . Ma sapevo fin dall’inizio che non avrei assistito a una trasposizione fedele, bensì a una rivisitazione. Ed è proprio per questo che non ho compreso l’accanimento nei confronti della pellicola e della regista. Dov’è finita la libertà artistica che tanto si decanta quando conviene? Il film non è mai stato venduto come adattamento filologico del capolavoro della Brontë. Le polemiche mi sono sembrate, e continuano a sembrarmi, inutili e sterili. Anche perché parliamoci chiaro, il romanzo è lì (e per fortuna) non ce lo toccherà mai nessuno. Non è la prima reinterpretazione nella storia del cinema, e certamente non sarà l’ultima. Dal punto di vista visivo, il film è un capolavoro. Un’esperienza per gli occhi. I colori, i costumi, i piani sequenza, la geometria e l’asimmetria d...