Passa ai contenuti principali

Post

Il diavolo veste Prada: il film che ha definito un immaginario pop (e il difficile peso di un sequel)

Ci sono film che appartengono a un’epoca e film che riescono a sopravvivere oltre ogni epoca. Il diavolo veste Prada rientra senza dubbio nella seconda categoria. Uscito nel 2006, non è stato soltanto un successo cinematografico: è diventato un fenomeno culturale, una fonte inesauribile di meme e citazioni e discussioni sul lavoro, sull’ambizione e sul prezzo del successo. Per questo motivo, tornare oggi in quell’universo con Il diavolo veste Prada 2 era inevitabilmente rischioso. E forse è proprio qui che nasce la mia difficoltà nel giudicare questo sequel senza sentire il peso enorme del primo film. Perché il primo Il diavolo veste Prada è diventato un cult Il primo film aveva qualcosa di speciale: riusciva a essere leggero e tagliente allo stesso tempo. Dietro gli abiti, le sfilate e le battute memorabili, c’era una riflessione lucidissima sul lavoro e sull’identità. Andy Sachs rappresentava la ragazza “normale” catapultata in un mondo elitario che inizialmente disprezza, ma che ...
Post recenti

Nancy Meyers, Nora Ephron e il valore sottovalutato della commedia

Nancy Meyers, Nora Ephron e il cinema che (fingiamo di) non prendere sul serio Perché nessuno parla mai seriamente di Nancy Meyers? O meglio: perché ne parliamo tutti, citiamo i suoi film, li riguardiamo ogni volta che passano in TV… ma poi, quando si tratta di “grandi autori”, improvvisamente sparisce dalla conversazione? È un po’ come dire che non hai rivisto L’amore non va in vacanza per la centesima volta: tecnicamente possibile, ma poco credibile. Nancy Meyers è, per molti versi, l’erede naturale di Nora Ephron. E sì, lo so: sembra una di quelle etichette facili che servono più a orientarci che a spiegare davvero qualcosa. Però funziona. Come Ephron, Meyers ha raccontato l’amore con intelligenza, ironia e una straordinaria capacità di osservazione. Nei suoi film le relazioni non sono mai solo il punto d’arrivo, ma un terreno complicato, pieno di esitazioni, tempi sbagliati e seconde possibilità. Basta pensare a Il padre della sposa : sulla carta è una commedia familiare, nella pr...

Bridgerton 4 - cronache semiserie di una stagione che mi ha scombussolata

 Cari gentili lettori… se si parla di Bridgerton non si può non iniziare così. Ho finito la quarta stagione e i miei pensieri sono tanti e ingarbugliati per stare tutti dentro ad un post per Instagram, così eccoci qua. Ho creato apposta questo spazio per blaterare senza sentirmi dire “ok ma riassumi”. Su Instagram comunque è uscita la versione breve, stile accorciabro. Qui no. Qui si soffre. State tutti bene dopo questa stagione? Avete superato la scena della vasca? No, ve lo chiedo seriamente, perché se avete un tutorial su come andare avanti con la propria vita dopo QUELLA scena, giratemelo. E comunque, parentesi personale: più passano gli anni (e aumentano le stagioni) più la voglia di provare l’ebbrezza di essere il diamante della stagione cresce in maniera imbarazzante. Io nel 1800 sarei stata scelta? No. Ma nella mia testa sì. Basta. Andiamo per ordine. È il turno di Benny Quarta stagione: entra ufficialmente in campo Benedict Bridgerton. Per gli amici: Benny. Benedet...

Ossessione, non romanticismo: difendere un adattamento

Ho visto Wuthering Heights scegliendo consapevolmente di separarlo dal romanzo. Sì, il pensiero automatico  “questa cosa è diversa dal romanzo” c’è stato. È inevitabile quando si conosce bene Cime tempestose . Ma sapevo fin dall’inizio che non avrei assistito a una trasposizione fedele, bensì a una rivisitazione. Ed è proprio per questo che non ho compreso l’accanimento nei confronti della pellicola e della regista. Dov’è finita la libertà artistica che tanto si decanta quando conviene? Il film non è mai stato venduto come adattamento filologico del capolavoro della Brontë. Le polemiche mi sono sembrate, e continuano a sembrarmi, inutili e sterili. Anche perché parliamoci chiaro, il romanzo è lì (e per fortuna) non ce lo toccherà mai nessuno. Non è la prima reinterpretazione nella storia del cinema, e certamente non sarà l’ultima. Dal punto di vista visivo, il film è un capolavoro. Un’esperienza per gli occhi. I colori, i costumi, i piani sequenza, la geometria e l’asimmetria d...

Jeanne Caròla Francesconi: la custode silenziosa della cucina napoletana

 Ci sono nomi che restano ai margini del grande racconto popolare, eppure senza i quali una tradizione rischierebbe di perdersi. Jeanne Caròla Francesconi è uno di questi. Ne ho sentito parlare quasi per caso, durante È sempre mezzogiorno , grazie ad Angela Frenda , e come spesso accade con le scoperte più belle, da una citazione è nata una curiosità, e da quella curiosità il desiderio di andare più a fondo. Chi era davvero Jeanne Caròla Francesconi? E perché il suo nome continua a tornare ogni volta che si parla di vera cucina napoletana ? Una donna, prima ancora che una cuoca Jeanne Caròla Francesconi non era una chef nel senso moderno del termine. Non cercava riflettori, non costruiva personaggi, non trasformava la cucina in spettacolo. Era, prima di tutto, una donna colta , attenta, osservatrice, profondamente legata alla cultura gastronomica di Napoli e della sua borghesia. La sua forza sta proprio qui: nell’aver capito che la cucina non è solo tecnica, ma testimonianza ....

Stranger Things: lasciar andare le cose belle

Ieri si è conclusa l’era di Stranger Things . Scriverlo fa uno strano effetto: come quando chiudi una porta sapendo che dietro non c’è più una stanza da esplorare, ma un luogo che continuerà a vivere solo nei ricordi. Dieci anni non sono pochi, soprattutto quando una serie smette quasi subito di essere “solo” una serie. Ho salutato Stranger Things con quella miscela di amarezza e gioia che si riserva alle cose belle: la gratitudine per ciò che è stato e la malinconia per ciò che non tornerà. Ed è forse questo il segno più evidente di quanto abbia contato per me. Non mi interessa dire che Stranger Things mi abbia cambiato la vita. Sarebbe esagerato, e anche un po’ ingiusto verso tutto il resto. Ma è stata molto più di un semplice prodotto di intrattenimento. È stata una compagnia silenziosa, un riferimento, un racconto capace di crescere insieme al suo pubblico. Ho iniziato a guardarla in un certo momento della mia vita - non andavo ancora all'università, aiuto - e l’ho lasciata a...

Emily Brontë, Cime tempestose e il legame invisibile tra sorelle

 Il 19 dicembre 1848 , a Haworth, nello Yorkshire, moriva Emily Brontë. Aveva solo trent’anni. Non era una figura pubblica, non cercava il successo, non amava la mondanità. Eppure, con un solo romanzo, avrebbe lasciato un segno indelebile nella letteratura mondiale. Ricordare Emily Brontë in questa data non significa soltanto commemorare una morte precoce, ma interrogarsi su un paradosso affascinante: come una donna così riservata abbia potuto scrivere una delle storie più violente, appassionate e disturbanti dell’Ottocento . Emily era la seconda delle tre sorelle Brontë sopravvissute all’infanzia: Charlotte, Emily e Anne. Di tutte, era la più schiva. Preferiva la compagnia della brughiera , degli animali, del vento che attraversava i campi attorno alla canonica di Haworth. La società le stava stretta, le conversazioni mondane la infastidivano, e persino il successo letterario — che pure arrivò, seppur tardi — non sembrava interessarle. Charlotte stessa la descrisse come una cr...