Ho visto Wuthering Heights scegliendo consapevolmente di separarlo dal romanzo. Sì, il pensiero automatico “questa cosa è diversa dal romanzo” c’è stato. È inevitabile quando si conosce bene Cime tempestose . Ma sapevo fin dall’inizio che non avrei assistito a una trasposizione fedele, bensì a una rivisitazione. Ed è proprio per questo che non ho compreso l’accanimento nei confronti della pellicola e della regista. Dov’è finita la libertà artistica che tanto si decanta quando conviene? Il film non è mai stato venduto come adattamento filologico del capolavoro della Brontë. Le polemiche mi sono sembrate, e continuano a sembrarmi, inutili e sterili. Anche perché parliamoci chiaro, il romanzo è lì (e per fortuna) non ce lo toccherà mai nessuno. Non è la prima reinterpretazione nella storia del cinema, e certamente non sarà l’ultima. Dal punto di vista visivo, il film è un capolavoro. Un’esperienza per gli occhi. I colori, i costumi, i piani sequenza, la geometria e l’asimmetria d...
Ci sono nomi che restano ai margini del grande racconto popolare, eppure senza i quali una tradizione rischierebbe di perdersi. Jeanne Caròla Francesconi è uno di questi. Ne ho sentito parlare quasi per caso, durante È sempre mezzogiorno , grazie ad Angela Frenda , e come spesso accade con le scoperte più belle, da una citazione è nata una curiosità, e da quella curiosità il desiderio di andare più a fondo. Chi era davvero Jeanne Caròla Francesconi? E perché il suo nome continua a tornare ogni volta che si parla di vera cucina napoletana ? Una donna, prima ancora che una cuoca Jeanne Caròla Francesconi non era una chef nel senso moderno del termine. Non cercava riflettori, non costruiva personaggi, non trasformava la cucina in spettacolo. Era, prima di tutto, una donna colta , attenta, osservatrice, profondamente legata alla cultura gastronomica di Napoli e della sua borghesia. La sua forza sta proprio qui: nell’aver capito che la cucina non è solo tecnica, ma testimonianza ....