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Ossessione, non romanticismo: difendere un adattamento

Ho visto Wuthering Heights scegliendo consapevolmente di separarlo dal romanzo.

Sì, il pensiero automatico  “questa cosa è diversa dal romanzo” c’è stato. È inevitabile quando si conosce bene Cime tempestose. Ma sapevo fin dall’inizio che non avrei assistito a una trasposizione fedele, bensì a una rivisitazione.


Ed è proprio per questo che non ho compreso l’accanimento nei confronti della pellicola e della regista. Dov’è finita la libertà artistica che tanto si decanta quando conviene? Il film non è mai stato venduto come adattamento filologico del capolavoro della Brontë. Le polemiche mi sono sembrate, e continuano a sembrarmi, inutili e sterili. Anche perché parliamoci chiaro, il romanzo è lì (e per fortuna) non ce lo toccherà mai nessuno. Non è la prima reinterpretazione nella storia del cinema, e certamente non sarà l’ultima.

Dal punto di vista visivo, il film è un capolavoro.
Un’esperienza per gli occhi. I colori, i costumi, i piani sequenza, la geometria e l’asimmetria di ogni fotogramma: un lavoro estetico talmente potente che, nei miei quasi trent’anni, raramente ho visto qualcosa di simile sullo schermo. Poi arriverà il cinefilo saccente di turno a dire che non è così. Pace. Io sono una semplice spettatrice che esprime la propria opinione.

La palette cromatica e le scelte stilistiche mi hanno inevitabilmente ricordato Saltburn, ma io ho letto anche un possibile omaggio a Marie Antoinette di Sofia Coppola, soprattutto nell’uso del colore e nella costruzione visiva del desiderio e del privilegio. Anche tematicamente il legame con Saltburn è evidente: ossessione e vendetta sono i fili conduttori di entrambe le opere.

Arriviamo però a una delle accuse principali mosse contro il film: quella di aver romanticizzato una storia che romantica non è. È davvero così?

Ni.

Sicuramente la sete di vendetta è meno centrale rispetto al romanzo, dove si prolunga per tutta la vita di Heathcliff e diventa l’asse portante della narrazione. Qui è più rapida, meno strutturata, meno sistematica. Ma non ho visto una romanticizzazione edulcorata. Ho visto ossessione. Ho visto desiderio represso per anni. Ho visto una passione sporca, selvaggia, “demoniaca”.

D'altronde è questo che fanno i sentimenti sopiti no? Esplodono come una pentola a pressione, devastano, non lasciano nulla intorno a sé.

Le parole di Catherine “Lui è più me stesso di quanto lo sia io, la mia e la sua anima sono uguali”  restano il cuore del rapporto. Non dolcezza, non tenerezza, non redenzione. Riconoscimento viscerale. Due anime che si percepiscono come identiche e che proprio per questo si consumano.

L’aggettivo “demoniaco” ricorre sia nel romanzo sia nel film. Perché? Perché Heathcliff e Catherine sembrano posseduti da qualcosa di più grande di loro. Non riescono a controllare il legame che li unisce. È un amore che non salva, ma divora. Talmente viscerale che il finale appare come una duplice perdita. E non ho potuto fare a meno di notare un possibile richiamo a Romeo e Giulietta, citato nel film stesso: amore e morte che si intrecciano fino a diventare inseparabili.

Isabella è uno dei personaggi che più mi hanno colpita.
Viene inizialmente infantilizzata attraverso costumi e modi di fare, ma non incarna la purezza dell’infanzia. C’è in lei un’inquietudine sottile, un’ossessione che prima si manifesta nei confronti di Catherine ed Edgar e poi si riversa su Heathcliff. L’umiliazione subita da Catherine fa emergere la sua crudeltà. Accanto a Heathcliff, l’ossessione diventa distruttiva.

Grande protagonista, come nel romanzo, è il paesaggio. Le colline immerse nella nebbia, la pioggia incessante, il fango, il vento. La natura non è sfondo: è presenza. È specchio emotivo. È tempesta interiore resa visibile.

La figura di Nelly è meno centrale rispetto al testo originale e manca un personaggio fondamentale, ma nonostante le numerose differenze il cuore dell’opera non è stato snaturato. È stato trasformato.

Meno vendetta sistematica. Più passione e ossessione.

Quando Emily Bronte pubblicò Cime tempestose nel 1847 (sotto lo pseudonimo di Ellis Bell), il romanzo fu accolto con sconcerto. Troppo violento, troppo amorale, troppo selvaggio per i canoni dell’epoca vittoriana.

Non era una storia edificante, non offriva redenzione e non premiava la virtù.

Heathcliff e Catherine non erano personaggi “positivi”, ma creature guidate da pulsioni primarie: desiderio, orgoglio, ossessione. Forse è proprio per questo che il romanzo continua a essere così moderno. Non racconta l’amore come salvezza, ma come forza distruttiva.

Ogni epoca, inevitabilmente, rilegge Cime tempestose secondo la propria sensibilità. Ed è per questo che le sue trasposizioni cinematografiche sono state così diverse tra loro: dal romanticismo gotico del film del 1939 diretto da William Wyler, fino alla versione del 1992 con Ralph Fiennes nei panni di Heathcliff.

Nessuna definitiva. Nessuna “giusta” in senso assoluto. Solo interpretazioni, come è giusto che siano.

Basta conoscere un minimo Emerald Fennell (neanche io vado a prenderci il caffè il sabato mattina, ma so chi è) e si sa che ... l’ossessione è la sua cifra stilistica. Insieme all'erotismo, al desiderio carnale.


Già con Promising Young Woman, Fennell aveva mostrato un forte interesse per la vendetta e per i meccanismi psicologici che nascono dal trauma. Con Saltburn, il tema dell’ossessione e del desiderio di appartenenza diventa ancora più esplicito, quasi centrale.

In questo senso, il suo Wuthering Heights non appare come un tradimento del romanzo, ma come una rilettura coerente con la sua poetica. L’attenzione si sposta: meno vendetta sistematica e più intensità emotiva, meno strategia e più pulsione.

Se nel romanzo la vendetta di Heathcliff è un progetto che dura tutta la vita, qui l’elemento dominante è l’ossessione, il desiderio incontrollabile, la passione che diventa identità.

Non una copia del testo ma una rilettura personale. Tra l'altro la regista lo ha dichiarato in più di un'intervista e ha scelto di mettere il titolo fra virgolette per non turbare i puristi della letteratura. 

Forse il punto non è chiedersi se l’adattamento sia fedele. Forse la domanda giusta è: cosa resta quando si cambia forma a un classico?

Se restano l’ossessione, la passione viscerale, la tempesta interiore di Heathcliff e Catherine… allora forse il cuore non è stato snaturato. È stato reinterpretato.

E forse è proprio questo che fa vivere i classici: la possibilità di essere traditi, trasformati, discussi. 

Avanti ragazzi, prendiamo Orgoglio e Pregiudizio, quante trasposizioni cinematografiche conta? E quante di esse sono realmente fedeli? Vi ricordo che esiste una pellicola dal titolo PPZ - Pride + Prejudice + Zombies, suvvia. Orgoglio e pregiudizio e un'invasione zombie. 

Io direi che è stato fatto di peggio di un Cime tempestose un po' fuori dalle righe. 

Con questo non dico che ognuno non abbia le sue ragioni di difendere ciò che più gli aggrada, ma questa

cosa deve valere da ambo le parti. Io non voglio essere considerata ignorante e superficiale se difendo una

rivisitazione di un classico (classico che adoro tra l'altro e che sto riascoltando su Audible in questi giorni),

perché quel classico lo conosco, ne so parlare e proprio perché lo conosco e ne so parlare che decido di 

considerare questo film come quello che è. 

Ma poi, perché dobbiamo far diventare tutto una polemica? Ma non vi va di vederlo? Non guardatelo. 

Vi va? 

Andate al cinema!

Ma quindi Marta, lo consigli, non lo consigli? Dicci di più (io me la canto ed io me la suono insomma):

Lo consiglio solo a chi è pronto a lasciare per due ore la mano al romanzo. A chi non ha paura degli adattamenti non strettamente fedeli e a chi non si sente in diritto di giocare alla polizia dei classici.

Guardate la pellicola per quella che è, e non vi deluderà. 

A me è piaciuto? Come anticipato prima, la risposta a questa domanda è affermativa, solo... con tutto l'hype creato attorno, mi aspettavo qualcosina di più. Che mi entrasse dentro come un fuoco che scalda, se devo usare un'immagine allegorica, invece questo film è come la pioggia della brughiera Yorkshire, ti entra dentro, ti penetra le ossa in modo violento, ma dopo un po' va via. Non so se mi sono spiegata o se ho reso bene l'idea, ho voluto giocare un po' con le immagini.


Buona visione a chi lo vedrà, se vi va di farmi sapere la vostra opinione, in maniera educata e rispettosa (soprattutto se diversa dalla mia) mi trovate qua e sui miei canali social :)


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