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Quella Caterina degli adesivi rossi: vi racconto "La lettrice impaziente"

Avete presente quei luoghi che non sono casa ma che, in un certo senso e per ragioni del tutto slegate dal sangue e dai legami familiari, finiscono per diventarlo? Per me uno di questi posti magici è la Feltrinelli della mia città.

Ho ricordi bellissimi legati a questa libreria. Alcuni non li ho vissuti in prima persona, ma li ho visualizzati nella mente attraverso i racconti degli altri: come mio zio, che ci veniva accompagnato da mio papà (suo cognato, molto più grande di lui, ma in bilico tra l’essere un padre e un fratello maggiore). Poi è stato il turno di mio fratello, e infine sono arrivata io, per la "non gioia" di quest'ultimo, che ha dovuto condividere attenzioni e premure (e gite alla Feltrinelli) con una sorella non richiesta!

Anche io sono stata "battezzata", metaforicamente parlando, tra quegli scaffali. Un tempo si chiamava Ricordi e, non me ne voglia nessuno, ma a me piace ricordarla ancora con quel nome così poetico ed evocativo. Come se, il nome stesso, fosse un presagio dei ricordi futuri legati a quel luogo.

A casa mia non siamo tutti lettori accaniti, ma sono tutti custodi di storie. Questo sì. Mio nonno materno era analfabeta ad esempio, mia madre ha letto pochi libri (spesso sotto suggerimento mio o di mio padre) e ad oggi Paula di Isabel Allende è il suo romanzo preferito, ed è stato mio padre a dirle "secondo me potrebbe piacerti". Al contrario, papà leggeva tantissimo - parlo al passato, perché oggi è un lettore occasionale - e ci teneva a trasmettere questa passione a noi figli. E non solo per la lettura, ma per l'arte in ogni sua forma, come il cinema, la musica. Non è un caso se il mio primo libro, pur essendo un genere lontanissimo da quelli apprezzati da mio padre, l'ho dedicato a lui, che mi ha trasmesso ogni sua passione, non con quel modo invadente che spesso hanno i genitori, con l'imposizione, ma solo con l'esempio. La Feltrinelli era allora, ed è tutt'ora, il tempio che conteneva tutto questo e ogni uscita in quella direzione per me era una festa. Anche perché, quale adulto poteva dire di no alla richiesta di un libro da parte di un bambino? (Mio padre in realtà ci riusciva; mio zio invece tendeva a viziarmi e ad accontentarmi sempre. Come da copione). Oggi la zia sono io. Mia nipote è ancora piccola, ma ha già un rituale speciale con il suo papà che vede la Feltrinelli protagonista. Spesso ci viene anche con me e, da brava zia, dirle di no è impossibile. Anche se per ora siamo ancora nella fase dei libri sonori che costano un occhio della testa e che, a un certo punto della giornata, sei costretta a spegnere per sfinimento...

Ma sto divagando. Dicevo: la Feltrinelli per me è casa. E se sei una cliente abituale come me, negli ultimi anni avrai notato che alcuni volumi portano un adesivo rosso con su scritto qualcosa come "Lettura consigliata da...". Se sei una brava osservatrice, avrai notato che un nome si ripete spessissimo: Caterina. Quello con Caterina (l'autrice del romanzo) è stato un incontro silenzioso. Io l'autrice di questo romanzo l'ho conosciuta così, attraverso i suoi consigli stampati su carta adesiva (a volte lontani dai miei gusti, altre volte vicinissimi). Non ci ho mai parlato. In libreria di solito mi muovo con una sicurezza e una decisione che nella vita di tutti i giorni mi sogno, anche se adoro scambiare quattro chiacchiere con gli altri clienti e improvvisarmi consigliera a mia volta. E ogni tanto penso, che fra le innumerevoli vite che voglio ancora vivere, c'è anche quella di libraia.

Immagine generata dall'intelligenza artificiale.

Così, quando ho scoperto che la "Caterina delle etichette" aveva scritto un romanzo, non ho saputo resistere: l'ho acquistato in ebook e l'ho divorato in due giorni. In estate, dopotutto, mi capita sempre questa strana mutazione genetica: da lettrice-bradipo invernale mi trasformo in una lettrice-gazzella vorace. Sarà che il lavoro rallenta e che le giornate si allungano, sarà che spesso, il caldo è così insopportabile che non mi permette di fare altro che stare sdraiata a leggere, sarà che voglio recuperare le lettura "perse" nella stagione più frenetica. Insomma, leggo il triplo di quanto faccia normalmente. Capita anche a voi?

Ma passiamo al romanzo... 

Dire che La lettrice impaziente mi sia piaciuto sarebbe riduttivo. E non c'entra la velocità con cui l'ho letto, c'entra l'essermi ritrovata in moltissimi punti della sua storia e aver scoperto con curiosità e affetto i suoi aneddoti di vita.

La trama è di una semplicità disarmante e bellissima: Caterina ripercorre alcuni momenti della sua vita e, in ognuno di essi, i libri fanno da cornice, da sfondo, da scenografia preziosa ma mai invadente. Non immaginatevi la classica figura del lettore solitario, chiuso tra quattro mura per evadere dalla realtà: dobbiamo scrollarci di dosso questo stereotipo! Caterina ha vissuto e vive una vita piena, dinamica, ma ha semplicemente sempre un libro con sé.

Lei stessa scrive di non ricordare dettagliatamente le trame di tutto ciò che ha letto, ma di ricordare perfettamente le sensazioni che quei romanzi le hanno lasciato e, soprattutto, cosa le stava succedendo intorno mentre li stringeva tra le mani. È un concetto che trovo meraviglioso: i libri che si trasformano in segnalibri tra i capitoli di una vita.

Ho sottolineato tantissime frasi pensando continuamente: "Caspita, anche io!" (mi è anche sembrato di capire che condividiamo le stesse paure). Il rapporto di Caterina con le storie è viscerale. E io la capisco profondamente: prima di essere autrice lei è una lettrice, ed è una libraia che ama follemente il suo lavoro. Questo romanzo trasuda un inno alla passione che mi ha commossa.

Non ho letto tutti i titoli citati nel testo e probabilmente alcuni non li leggerò mai. Nonostante mi definisca una lettrice onnivora, capace di passare dal thriller al romance senza problemi, so che ci sono storie non adatte al mio modo di vivere la lettura. Ma non ho mai visto la letteratura come un ostacolo, lo diventa se si usa la carta del lettore seriosamente snob. Io me ne frego, leggo e scrivo i miei romanzi rosa, divoro i miei thriller di intrattenimento, recupero i classici, mi appassiono alla narrativa familiare. Insomma, io guardo Ulisse e Temptation Island, uno dei miei romanzi preferiti è Madonna col cappotto di pelliccia di Sabahattin Ali e un altro, 9 novembre della Hoover. Insomma, credo fermamente che non esistano limiti, e che si può essere tante versioni di noi stessi. E questo i libri lo sanno. Anche adesso sto divagando, scusate. 

Perché dovete leggerlo?

Al netto di un piccolissimo dettaglio (che non ha che fare con la prosa dell'autrice o con la sua storia, è veramente un dettaglio che probabilmente da lettrice rosa ho notato solo io) non c'è nulla di questo libro che io non abbia amato. Pur avendo vissuto vite diverse, mi sono immersa in un concentrato di pura bellezza, un elogio a quelle passioni che tessono i fili invisibili della nostra esistenza giorno dopo giorno.

E poi, vogliamo parlare della playlist citata nel libro? Parte con Elton John... potevo forse non amarla alla follia?

Quindi grazie, Caterina, per non aver lasciato La lettrice impaziente chiusa in un cassetto, e grazie per tutti i preziosi consigli che hai regalato (e continui a regalare) tra gli scaffali.

Viva i libri, viva i librai e viva le librerie!




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