Perché non stiamo tutti parlando di Rivals? Il trionfo pop di Jilly Cooper che merita il vostro binge watching
Se scorrendo i social non vedete ancora i feed invasi dalle giacche con le spalline di Rivals, significa che c'è un problema. Perché questa non è solo una serie: è un'ossessione, un fenomeno culturale che in Italia stiamo ancora assurdamente sottovalutando...
La serie TV del momento (ma non Italia, ahimè) ha riacceso i riflettori su un universo letterario pazzesco, selvaggio e irresistibile. Ma dietro i colletti alzati e i drammi dietro le quinte della TV commerciale anni '80 c'è una mente brillante: Jilly Cooper.
Prendete una tazza di tè (o un gin tonic), perché oggi analizziamo questo fenomeno e scopriamo perché la sua autrice era avanti anni luce rispetto ai suoi tempi.
Inutile girarci intorno: la serie TV è un capolavoro di intrattenimento caotico. Ambientata nel 1986 nella fittizia contea del Rutshire, mette in scena la guerra spietata tra il viscido magnate televisivo Tony Baddingham e l'arrogante ex campione di equitazione (nonché Ministro dello Sport) Rupert Campbell-Black. Il primo è interpretato da uno STRAORDINARIO David Tennant, il secondo da Alex Hussel.
Ma da dove arriva tutto questo ben di Dio? Rivals (pubblicato nel 1988) è in realtà il secondo capitolo delle Rutshire Chronicles (ho studiato prima di scrivere questo articolo) una saga letteraria monumentale che ha praticamente inventato il genere "bonkbuster" (quei romanzi pieni di s3sso, lusso e scandalosi intrighi di potere).
Curiosità da Cos'è un Bonkbuster?
Se cercate questo termine nel dizionario d'inglese (sì, è entrato ufficialmente nell'Oxford English Dictionary!), troverete una definizione affascinante. Ma da dove nasce?
Il termine è un fantastico neologismo britannico nato alla fine degli anni '80, foneticamente composto da due parole: "Bonk": un termine gergale britannico (molto pop e ironico) che significa "fare roba" (ci siamo capiti, algoritmo!). "Blockbuster": il classico successo commerciale da botteghino delle classifiche.
Metti insieme le due cose e otterrai il Bonkbuster: un genere letterario che ha dominato le classifiche degli anni '80 e '90. Si trattava di romanzi monumentali (spesso mattoni da 500 pagine), stampati in brossura economica, che mescolavano sfarzo, elicotteri, jet-set, intrighi di potere aziendale e, soprattutto, tantissimi incontri ravvicinati ad alta temperatura.
Jilly Cooper è stata l'indiscussa matriarca del bonkbuster britannico, nobilitandolo con una dose massiccia di ironia tagliente, satira di classe e... un amore spropositato per la campagna inglese e i cani.
Il segreto del successo della serie? Aver mantenuto intatta l'energia edonistica del libro, senza purificarla per il pubblico moderno, ma esaltandone il ritmo e la satira. Questo purtroppo non posso provarlo, perché in Italia i romanzi sono fuori catalogo da anni e ancora nessuno sta pensando alla RISTAMPA.
Per capire l'avanguardia di Rivals, bisogna capire chi è la sua creatrice. Nata nel 1937, Jilly Cooper ha iniziato la sua carriera come giornalista e opinionista, scandalizzando la middle-class britannica con i suoi articoli dissacranti sul matrimonio, la vita domestica e la sessualità.
Jilly non è una che scriveva chiusa in una torre d'avorio. Il suo metodo di ricerca era leggendario: Si imbucava alle feste dell'alta società, intervistava capitani d'industria, produttori TV e stallieri, prendeva appunti su minuscoli taccuini nascosti nella borsetta, rubando dialoghi, pettegolezzi e feticismi della gente che conta.
Il risultato? I suoi libri, pur essendo fiction esagerata, vibrano di una verità sociale impressionante. Oggi Jilly è una Dame dell’Impero Britannico, venerata sia dal pubblico pop che dalla critica letteraria che un tempo la snobbava.
Perché Jilly Cooper era (ed è) all'avanguardia? m,,m,m,m,m,m (Sto scrivendo con i braccio mia nipote, questo è quello che succede se mi distraggo un attimo e lei gioca con i tasti)
Spesso i romanzi degli anni '80 sono invecchiati male. Rivals no. Perché?
1. Il trionfo del "Female Gaze" (Lo Sguardo Femminile)
Negli anni '80, mentre la letteratura mainstream relegava spesso le donne a prede o a vittime passive, Jilly Cooper scriveva di desiderio femminile in modo esplicito, gioioso e privo di sensi di colpa. Nel Rutshire, le donne hanno una vita s3ssuale viva. Scelgono, godono, tradiscono e pretendono il proprio piacere. E la cosa più rivoluzionaria per l'epoca? Non vengono quasi mai "punite" dalla trama per il fatto di essere s3ssualmente libere.
2. Rupert Campbell-Black: Il Bad Boy definitivo
Prima di Anthony Bridgerton c'era lui: Rupert Campbell-Black. Jilly ha creato il prototipo dell'antieroe: un aristocratico odioso, promiscuo e dal sarcasmo affilato, che però nasconde una vulnerabilità disarmante (soprattutto quando si tratta del suo amore per gli animali). Cooper ha capito prima di tutti cosa cercava il pubblico in un eroe romantico moderno.
3. Una satira spietata del Thatcherismo
Sotto lo strato di champagne e spalline imbottite, Rivals è una radiografia ferocissima dell'Inghilterra degli anni '80. C'è l'ambizione sfrenata, l'ossessione per il denaro tipica dell'era Thatcher, il divario di classe insormontabile tra i "nuovi ricchi" della TV e la vecchia aristocrazia terriera. E questo spaccato è una finestra socio antropologica del periodo.
L'ossessione per Rivals non è un guilty pleasure, perché non c'è nulla di cui colpevolizzarsi. È il trionfo di una narrazione coraggiosa, che non si vergogna di essere commerciale, sexy e sfacciata, guidata da una scrittrice che ha guardato in faccia il patriarcato e l'alta società dell'epoca e ha deciso di trasformarli nel suo parco giochi personale.
Siamo onesti: ognuno ha la sua scusa per iniziare una nuova serie. La mia ha un nome, un cognome e una mascella scolpita nel marmo: Aidan Turner.
Allego foto per le amiche che magari non lo conoscono...
Se siete cresciuti a pane e Poldark, sapete esattamente di cosa parlo. Quando ho visto il suo nome nel cast, non ho capito più nulla e ho premuto "play" in tempo zero. E lasciatemi dire che la serie non delude le aspettative: vederlo nei panni di Declan O'Hara, questo giornalista televisivo intellettuale, furioso, con i baffi d'ordinanza anni '80 e un'intensità pazzesca, è un'esperienza mistica. Aidan è il perfetto catalizzatore, la persona normale (più o meno) scaraventata in un nido di vipere. Ed è un bel vedere, sempre e comunque.
Ma la vera sorpresa è che, se arrivi per Aidan, rimani per tutti gli altri. Il livello di recitazione in Rivals è spaventosamente alto.
Alex Hassell (Rupert) riesce nell'impresa impossibile di rendere magnetico un uomo che sulla carta odieresti dopo cinque minuti. David Tennant (Tony Baddingham) è semplicemente un mostro sacro: viscido, manipolatore, un cattivo che ami odiare con tutto il cuore.
Il tutto è impacchettato in una messa in scena visivamente pazzesca. Le dimore storiche del Rutshire, le campagne inglesi sconfinate che sembrano dipinti, i costumi curati al millimetro (quelle spalline! Quei completi da tennis!). C'è un'estetica nostalgica ma patinata che ti cattura e ti fa desiderare di vivere lì, nonostante il livello di disagio umano dei personaggi.
Il mio tallone d'Achille: Taggie e Rupert (Tra colpi di fulmine e mille Red Flag)
E arriviamo alla parte in cui confesso il mio peccato più grande, ciò che mi ha rubato definitivamente il cuore: la storia tra Taggie O'Hara e Rupert Campbell-Black.
Ragazzi, lo so. Mettiamoci seduti e tiriamo fuori i cartelli: è una fiera della Red Flag. Lui è più grande, ha una reputazione da predatore seriale che lo precede, è arrogante, egoista e un disastro relazionale ambulante. Lei è la figlia ventenne del suo rivale/amico Declan, apparentemente innocente, pura e dolcissima.
Eppure... la loro chimica è qualcosa di illegale.
La bravura di Bella Maclean (Taggie) sta nel non renderla una vittima passiva. Taggie ha una spina dorsale d'acciaio; è l'unica che non cade ai piedi di Rupert al primo sguardo, l'unica che lo tratta come un essere umano difettoso e lo rimette al suo posto con una grazia che lo devasta. E veder sbocciare questo legame, vedere il bad boy per eccellenza capitolare di fronte alla genuinità, mi ha ridotto in brodo di giuggiole. È un cliché? Sì. Funziona da impazzire? Assolutamente sì.
Insomma, se si parla ancora troppo poco di questa serie è solo perché chi l'ha vista è troppo impegnato a fare rewatch compulsivi delle scene tra Rupert e Taggie (non giudicatemi, so che lo fate anche voi).
Rivals è quel tipo di show che ti entra sottopelle: arrivi per la mascella di Aidan Turner, rimani per il carisma viscido di David Tennant e finisci per ordinare l'intera bibliografia di Jilly Cooper su internet alle tre del mattino. È scorretto, esagerato, folle, romanticamente tossico al punto giusto e visivamente splendido.
Quindi, fatevi un favore: mollate tutto, recuperate questa perla e poi tornate qui a piangere con me.
E adesso tocca a voi: vi prego, ditemi che non sono l'unica ossessionata! Chi è il vostro personaggio preferito? Ma soprattutto... parliamo di Aidan Turner con i baffi? Vi aspetto nei commenti!




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