Passa ai contenuti principali

Perché colorare fa così tanto bene? #Parliamone

 Siamo ormai entrati ufficialmente nella cozy season. 

La cozy season è fatta di piccole coccole quotidiane come una candela accesa, una tazza di tè caldo, biscotti fatti in casa e un momento da dedicare ai propri hobbies. 

Sono una persona che ha forse tante - troppe - passioni, ma non potrei fare a meno di nessuna di essa.

Una delle tante passioni che mi riguarda mi vede dedicare qualche minuto al giorno ai miei album da colorare.

Lo so, lo so, può sembrare infantile l'immagine di me seduta su una scrivania a colorare, ma questo hobby in realtà ha poco a che vedere con l'infanzia - o meglio, ha la sua fetta di importanza anche nel mondo dell'infanzia, ma non solo - e racchiude un sacco di benefici. E soprattutto, anche se fosse un hobby solo ed esclusivamente infantile, che problema ci sarebbe? Sono una delle fan numero uno del mondo Disney, amo colorare e giocare ai videogiochi, ah sì ho anche un lavoro e delle responsabilità perché sorpresa, coltivare una passione non ci rende meno maturi. Quindi, lesson number one: fai quello che ami e vaffanc*** il resto. Questa è una cit, ditemi che avete indovinato da dove proviene.

Comunque, bando alla ciance, vogliamo scoprire insieme questi benefici?

In primis riduce lo stress e l'ansia. Hai detto niente. Io purtroppo conosco la vera ansia, quella debilitante, paralizzante, quella che mi ha buttato giù tante volte. Colorare aiuta la mia mente a non perdersi fra mille pensieri (spesso debilitanti) e a restare nel qui ed ora. Ovviamente non è da intendersi come sostituto ad un percorso psicologico (avrei risparmiato un sacco di soldi, sigh) ma può aiutare ad allievare i pensieri della giornata. Io ad esempio coloro la sera, ed è una routine consolidata che mi aiuta a stare meglio.

Migliora le abilità motorie. Io sono scoordinata come una scimmia ubriaca ma colorare aiuta nella coordinazione mano - occhio e vi assicuro che da quando lo faccio sono una scimmia che ha bevuto solo un po' di vodka alla pesca, non dell'assenzio.

Stimola la creatività e aiuta ad incrementare la produttività. 

Infine, allontana i pensieri negativi. No, signori, purtroppo non spariscono come per magia, ma in quei minuti vi concentrate solo su quello e riuscite ad abbassare il volume di questi pensieri fastidiosi e martellanti.

Insomma, non male direi. Chi è che è infantile adesso? EH?

Scherzo (o forse no).

Quindi, fregatevene del pensiero della gente, comprate un album da colorare che assecondi i vostri gusti (io ne ho di autunnali, perfetti per questa stagione e anche di natalizi) riesumate i vostri colori a matita (o a cera, o come preferite) accendete una candela, preparatevi una tisana - o un tè - ed il gioco è fatto.

Io in più cerco un sottofondo, spesso ascolto gli audiolibri in questi momenti, ma voi potete scegliere il suono della pioggia o la vostra playlist preferita, o quel podcast che vi rilassa, insomma qualsiasi cosa vi piaccia, anche il silenzio, anzi, soprattutto quello.

Su Instagram vi mostro i miei album, buona sessione di couliring anche a voi :)




Commenti

Post popolari in questo blog

Addio, Sophie Kinsella. La scrittrice che ha cambiato la mia idea di felicità, di scrittura, di vita imperfetta.

Ci sono autrici che ti accompagnano. E poi ci sono autrici che ti cambiano.  Prima di essere un'icona della chick-lit, Sophie Kinsella era Madeleine: una donna con sogni, paure, risate contagiose e una sensibilità fuori dal comune. Scriveva per capire la vita, per alleggerirla, per darle un ritmo più dolce. È stata madre, moglie, amica, e poi autrice, ma soprattutto una compagna silenziosa per chi, come me, l’ha letta durante i passaggi importanti della vita. La sua penna ha sempre avuto qualcosa di familiare: sembrava di ascoltare una persona che ti conosceva davvero. E forse è per questo che oggi fa così male salutarla. Perché non se ne va solo una scrittrice, ma una presenza che ci faceva sentire meno soli. Per me, Sophie Kinsella è stata una presenza silenziosa ma fondamentale, una voce che mi ha insegnato che la leggerezza può essere profondissima e che si può raccontare la vita reale anche mentre si ride. La notizia della sua scomparsa mi ha colpita come una fitta, come qu...

Jeanne Caròla Francesconi: la custode silenziosa della cucina napoletana

 Ci sono nomi che restano ai margini del grande racconto popolare, eppure senza i quali una tradizione rischierebbe di perdersi. Jeanne Caròla Francesconi è uno di questi. Ne ho sentito parlare quasi per caso, durante È sempre mezzogiorno , grazie ad Angela Frenda , e come spesso accade con le scoperte più belle, da una citazione è nata una curiosità, e da quella curiosità il desiderio di andare più a fondo. Chi era davvero Jeanne Caròla Francesconi? E perché il suo nome continua a tornare ogni volta che si parla di vera cucina napoletana ? Una donna, prima ancora che una cuoca Jeanne Caròla Francesconi non era una chef nel senso moderno del termine. Non cercava riflettori, non costruiva personaggi, non trasformava la cucina in spettacolo. Era, prima di tutto, una donna colta , attenta, osservatrice, profondamente legata alla cultura gastronomica di Napoli e della sua borghesia. La sua forza sta proprio qui: nell’aver capito che la cucina non è solo tecnica, ma testimonianza ....

La Barca di San Pietro: una tradizione tra fede, natura e magia

Visto il successo dell'articolo dedicato all'acqua di San Giovanni, ho pensato di farne uno simile per un'altra tradizione italiana, anch'essa un mix fra fede, natura e magia: si chiama Barca di San Pietro ed è una piccola magia che si fa nella notte tra il 28 e il 29 giugno , proprio per la festa di San Pietro e Paolo . Ve la racconto, così magari la provate anche voi insieme a me. È una di quelle cose che si tramandano da nonne e zie, con quel mix di fede, natura e un pizzico di mistero che rende tutto più affascinante. Foto di @greenme.it Come si fa? Semplicissimo. La sera del 28 giugno: prendi un bicchiere (o una bottiglia di vetro trasparente), riempi con un po’ d’acqua, versa dentro l’albume di un uovo (solo l’albume, niente tuorlo!), lascia il tutto all’aperto , meglio se sotto il cielo, tipo sul balcone o sul davanzale, vai a dormire. La mattina dopo, senza agitare il bicchiere , vai a guardare cosa è successo: l’albume deve essersi trasforma...